Il 20 luglio del 1976 il modulo di atterraggio
Viking 1
della NASA si è posato sulle pendici occidentali del Mare delle Crisi, una delle regioni
desertiche di Marte. Quasi immediatamente dopo latterraggio ha scattato la prima
fotografia riconoscibile della superficie marziana. Un secondo modulo di atterraggio, il
Viking 2, si è posato in una regione più a Nord, più vicino cioè al polo marziano, il
3 settembre del 1976; anchesso ha scattato una foto della sua base dappoggio e
del terreno circostante. Né luno né laltro
era stato il primo ad atterrare su Marte: una sonda sovietica, Mars 3, vi era già
atterrata nel 1971, nel bel mezzo di una gigantesca tempesta di sabbia. Mars 3 aveva
cessato di trasmettere dati dopo 20 secondi dallatterraggio producendo una foto
nella quale non si poteva distinguere niente. Entrambi i moduli di atterraggio Viking si
sono posati su regioni desertiche, i loro dati hanno confermato e rinforzato la nostra
visione delle pianure marziane quali freddi deserti cosparsi di grandi quantità di
polvere. Le strutture classiche osservate su Marte sono state precedentemente interpretate
quali dovute al trasporto di particelle di polvere da parte del vento.
Le fotografie dei Viking rafforzano lidea che il
trasporto di polvere da parte del vento, detto anche trasporto eolico, sia un fenomeno
molto importante per la superficie di Marte. Sul terreno di appoggio del Viking 1 così
come su quella del Viking 2 si può notare un deposito di polvere sollevata dal getto dei
razzi di controreazione. Nel panorama ripreso dal Viking 1 è visibile un campo di dune
che è dovuto alla presenza dei massi dalle dimensioni di 2-3 m, i quali ostacolando il
vento, favoriscono il deposito della polvere. Laspetto vescicolare, o poroso, delle
roccie nel luogo di atterraggio del Viking 2, sebbene possa essere dovuto alla loro
origine vulcanica, fa tuttavia comprendere che il vento svolge un ruolo di primaria
importanza nellazione di modellare laspetto di tali blocchi di pietra. Alcune
fotografie a colori della superficie di Marte mostrano colori brillanti della bandiera
americana, riprodotti con fedeltà, assicurano la correttezza della riproduzione dei
colori nellelaborazione dellimmagine da parte del calcolatore. Queste foto
illustrano unulteriore conseguenza della presenza di vento e di polvere su Marte: il
colore roseo del cielo marziano. Il cielo terrestre, a differenza del cielo marziano, è
azzurro in quanto i minuscoli atomi dellatmosfera terrestre, nel diffondere la luce
solare, sono più efficienti riguardo alla luce azzurra che a quella rossa. Il colore
roseo del cielo marziano indica che le particelle responsabili della diffusione non sono
così piccole come quelle dellatmosfera terrestre; al contrario, latmosfera
marziana è pervasa di particelle di polvere delle dimensioni di circa 1 micron. Tali
particelle di dimensioni relativamente grandi diffondono la luce secondo il proprio
colore; la rosea polvere di Marte diffonde la radiazione rossa in maniera più efficiente
di quella azzurra. Il colore del cielo è unaltra dimostrazione della presenza di
polvere su Marte. Ma non basta la polvere a spiegare le caratteristiche strutture di Marte
e il colore rosso del suo cielo. Ci devono essere anche dei venti abbastanza forti da
poterla trasportare in qua e in là. I moduli di atterraggio Viking erano dotati di
opportuni strumenti atti a misurare le condizioni meteorologiche su Marte, ma nessuna
delle due sonde è atterrata in una località particolarmente ventosa. Il Mariner 9 aveva
precedentemente fornito la prova dellesistenza dei venti più intensi durante
linverno marziano. Le sonde Viking sono state collocate in maniera opportuna per
poter controllare la temperatura su Marte; le misure della temperatura atmosferica ad 1,5
m di altezza sul suolo hanno mostrato che Marte è un luogo estremamente freddo rispetto
ai livelli terrestri. Nella tarda estate, poco dopo latterraggio delle due sonde, le
temperature variavano, in entrambi i luoghi fra 190 e 240 K, ovvero, grosso modo, fra
-80° C e -30° C. Ci si aspetta che le temperature invernali nel luogo
dellatterraggio del Viking 1 siano piuttosto simili dato che esso si trova vicino
allequatore marziano, alla latitudine di 22° Nord. Invece nel luogo di atterraggio
del Viking 2, alla latitudine di 48° Nord, probabilmente farà molto più freddo durante
la stagione invernale. Il clima della tarda estate nei due luoghi di atterraggio è
paragonabile, per quanto concerne la temperatura, al clima più freddo del luogo della
Terra, la stazione di ricerca Vostok nellentroterra dellAntartide dove si
verificano estremi di temperatura da 229 a 250 K in estate e da 190 a 217 K in inverno. Le
pianure vulcaniche di Marte sono quindi gelide aree desertiche con una gran quantità di
rocce sparse sulla superficie.
La polvere trasportata dal vento è
responsabile dellaspetto che tali aree desertiche rivelano allosservazione
dalla Terra. Ma perché la polvere è di color rosa? Le sonde Viking erano dotate di
strumenti di analisi atti a misurare la composizione chimica del suolo marziano. Tali
strumenti hanno confermato lipotesi precedente, basata su studi spettroscopici
eseguiti attraverso il telescopio, che il principale agente colorante fosse lossido
di ferro, ovverosia la ruggine. Su ogni particella di polvere è presente un sottile
strato rosso di ruggine. Lanalisi chimica di quattro campioni di suolo marziano ha
mostrato uniformemente una elevata proporzione di ferro che contribuisce dal 18 al 20 per
cento del peso totale di ogni singolo campione. Il resto è costituito di ossidi di altri
elementi comuni quali il silicio, il magneio, il calcio, lo zolfo, è, in minore quantità
lalluminio. Una tale composizione chimica indica che la maggior parte del materiale
del suolo marziano consiste di argille ricche di ferro. Sulla Terra, le argille si formano
laddove cè abbondanza di acque superficiali. Lanalisi del suolo indica quindi
che, nei tempi passati, lacqua doveva essere più diffusa su Marte di quanto non lo
sia adesso. Vicino ai luoghi di atterraggio non si è trovata traccia di ghiaccio allo
stato libero; probabilmente lacqua deve essersi combinata chimicamente con altri
materiali del suolo.