I risultati delle prime analisi chimiche di roccia
marziana hanno evidenziato alcune inaspettate similarità tra il Pianeta Rosso e la Terra.
Secondo Matthew Golombek, responsabile scientifico della missione, "Marte è più
simile alla terra di quanto non lo sia la Luna". Le analisi chimiche della formazione
rocciosa denominata "Barnacle Bill", hanno infatti rivelato che almeno una delle
rocce presenti nel deserto di sabbia rossa marziano è ricca di silice, un componente del
quarzo molto diffuso nella sabbia. Gli scienziati sono convinti che "Barnacle
Bill" sia il risultato di ripetute fusioni che indicherebbero una forte attività
della crosta marziana. la roccia potrebbe essere poi finita nella sua attuale posizione in
seguito ad una eruzione vulcanica o allimpatto di un meteorite. "Barnacle
Bill" è in pratica molto simile alle comuni pietre laviche di andesite presenti sul
nostro pianeta. Landesite, come indica il nome, è una roccia vulcanica effusiva
molto frequente sulle Ande. "Quello che non sappiamo ancora è perché sia presente
andesite ma non granito e basalto, i due più comuni tipi di lava sulla Terra", ha
detto Golombek. La polvere rossastra che apparentemente ricopre tutto il pianeta non
sarebbe infatti altro che ossido di ferro, la comune ruggine terrestre. Il Sojourner
dispone di uno spettrometro (APXS, Alpha Proton X-Ray Spectrometer), che analizza
particelle alfa, protoni, e raggi x emessi dalle pietre dopo che queste sono bombardate
con particelle alfa, ed è in grado di determinare tutti gli elementi chimici che
compongono le rocce, tranne idrogeno ed elio. Ogni operazione di analisi dura una decina
dore. Lo strumento è stato realizzato dallIstituto Max-Planck di Magonza ed
è costato quattro miliardi di lire. Il piccolo robot, ha sottolineato il planetologo
Marcello Fulchignoni, dellOsservatorio di Parigi e docente di astronomia
allUniversità di Parigi esegue analisi chimiche per riconoscere i principali
componenti (silicio, calcio, ferro, magnesio, ecc.) con una accuratezza che consente di
stabilire la presenza di un elemento anche in concentrazioni dello 0,1-0,2 per cento.
Lideale - sostiene Fulchignoni - sarebbe una analisi mineralogica a livello di
cristalli. Il reticolo di cristalli, che è in funzione della temperatura e della densità
al momento della formazione di una roccia, svelerebbe particolari sullorigine del
pianeta. Ma è una analisi difficile da fare su Marte con una apparecchiatura automatica
perché presuppone di tagliare una roccia, levigarla e analizzarla. Questo potrebbe essere
lo scopo di una prossima missione, insieme ad un reticolo di almeno tre sonde con
sismografi per registrare i "terremoti" di Marte e comprendere la struttura
interna".