ricercascritta.gif (2618 byte)

.

 

Sin dal tempo dell'episodio dei canali, l’idea dell'esistenza di vita su Marte ha incuriosito la mente umana. La prova prodotta dai moduli di atterraggio che ci dovesse essere stata più acqua sulla superficie del pianeta nel passato (per spiegare l'esistenza delle argille) è consistente con l’esistenza di profonde scanalature aventi la forma di enormi letti di fiumi che nel passato dovevano contenere acqua corrente. La maggior parte della strumentazione a bordo dei moduli Viking era connessa con uno degli scopi principali della missione, la ricerca dell’esistenza di vita su Marte. Malgrado l’ostilità dell’ambiente marziano, diversi ricercatori credevano, o speravano, che il clima potesse essere stato migliore nel passato e che quindi la vita avesse potuto evolversi. Ciascuno dei tre esperimenti atti a rilevare la presenza di vita che si trovavano a bordo dei moduli di atterraggio, consisteva nel tentativo di osservare dell’attività chimica nel suolo marziano che potesse essere associata con la presenza di organismi viventi. Due degli esperimenti facevano uso di una tecnica della medicina moderna adatta allo scopo, di contrassegnare dei composti chimici che sono utilizzati dagli organismi viventi. Alcuni composti del carbonio erano stati contrassegnati includendo nelle loro molecole una proporzione più alta del normale di atomi radioattivi di carbonio 14. Il suolo marziano veniva in seguito messo in contatto con tali composti in una camera incubatrice. Se il suolo avesse reagito con uno qualsiasi dei composti del carbonio sarebbe diventato radioattivo. Appositi strumenti di misura della radioattività del suolo avrebbero potuto mostrare l’eventuale reazione, tipica degli organismi viventi. Gli esperimenti differivano comunque nei dettagli. Uno di essi, l’esperimento di "assimilazione del carbonio" (detto anche del rilascio per pirolisi) consisteva nel disporre un campione di suolo in una camera e nell’esporlo alla presenza di molecole di anidride carbonica contrassegnata isotopicamente. Se la vita fosse stata presente nel suolo marziano, si avrebbe avuto respirazione dell’anidride carbonica che sarebbe stata così assimilata in composti chimico-biologici più complessi. Dopo un tempo di incubazione ragionevole, la camera veniva evacuata ad il suolo veniva bruciato per vedere quanta anidride carbonica radioattiva fosse stata alterata chimicamente dal suolo o dagli organismi li presenti. Un secondo esperimento, detto l’esperimento di "rilascio dei traccianti", consisteva nel fornire al suolo una miscela di materiali considerati quali probabili sostanza nutritive contenenti traccianti radioattivi e nel misurare la radioattività dell’aria presente sopra il suolo; se gli organismi viventi avessero "mangiato" parte del cibo contenente traccianti avrebbero poi espulso dell'’anidride carbonica radioattiva, provocando così un aumento della radioattività dell’aria. (La quantità di radioattività impiegata in questi esperimenti era comunque molto ridotta ed appena sufficiente da poter permettere agli sperimentatori di misurare se le sostanze nutritive fossero state assimilate o se l’aria fosse stata respirata.) Un terzo esperimento, detto dello "scambio dei gas", consisteva infine nell’inumidire il suolo e nel tenere sotto controllo la composizione chimica dell’aria sopra di esso per cercare di rilevare gli eventuali prodotti secondari delle reazioni chimiche o biologiche aventi luogo nel suolo. Nelle prime settimane di Agosto del 1976, la comunità scientifica trasalì alla notizia che il primo modulo di atterraggio Viking aveva rilevato una certa dose di attività in tutti e tre gli esperimenti biologici. Il suolo marziano aveva in effetti reagito nella maniera che ci si aspettava; sembrava respirare l’aria intorno ad esso e assimilare le sostanze chimiche che gli venivano presentate. I ricercatori del Viking sterilizzarono allora un campione di suolo riscaldandolo a 170° C per tre ore e ripeterono l’esperimento. Ogni eventuale forma di vita avrebbe dovuta essere uccisa da un simile trattamento. Nessuno dei tre esperimenti rivelò traccia di attività nel campione di suolo sterilizzato, sebbene l’assimilazione di carbonio sembrasse essere inibita dall’addizione di acqua. Gli esperimenti biologici del Viking 2 hanno prodotto risultati simili. I risultati degli esperimenti dei Viking non sono, tuttavia, del tutto chiari. I ricercatori della missione Viking e la comunità scientifica sarebbero sicuramente più ottimisti a proposito dell’esistenza di vita su Marte, se non fosse per i risultati di un altro esperimento inteso a misurare l’abbondanza di molecole organiche di grandi dimensioni presenti nel suolo marziano. Ogni organismo vivente sulla Terra è composto di molecole organiche di grandi dimensioni contenenti carbonio. Alla morte di un tale organismo, tali molecole rimangono nel suolo. Perfino i campioni del suolo terrestre più sterile, quale quello di fredde e remote vallate antartiche, contengono molecole organiche di grandi dimensioni nella misura di 10 a 100 parti su un milione. Il modulo di atterraggio Viking 1 non ha invece trovato nessuna di tali molecole nel suolo marziano. La presenza di tali molecole avrebbe potuto essere rilevata ad un livello di una parte su un miliardo in peso del campione del suolo. Le molecole organiche di grandi dimensioni sono quindi meno abbondanti almeno di un fattore 1000 nel suolo marziano che in quello terrestre, e persino nel suolo terrestre che è meno indicato per lo sviluppo della vita. Tutto ciò indica che, se la vita su Marte esiste, devono anche esistere molti batteri che, in guisa di becchini, siano in grado di distruggere i residui organici con notevole rapidità. Sebbene gli esperimenti biologici abbiano indicato che il suolo marziano è in grado di mangiare e respirare alcuni composti del carbonio, quei composti organici che permetterebbero di associare tali azioni con la presenza di vita piuttosto che con la chimica del suolo, sono semplicemente assenti. Come si devono allora interpretare gli esperimenti della missione Viking? Esiste vita su Marte? Al giorno d’oggi non è possibile rispondere a tali affascinanti interrogativi. Gli esperimenti sono continuati fino all’esaurimento delle riserve delle sostanze chimiche necessarie predisposte a bordo delle sonde, cosa che è avvenuta a metà del 1977. Vari chimici hanno cercato di riprodurre in laboratorio l’attività del suolo marziano mostrata dagli esperimenti biologici per vedere se tali reazioni possono essere state causate da composti chimici che non sono presenti nel suolo terrestre. Esistono oggi due spiegazioni dei risultati degli esperimenti biologici, nessuna delle quali è totalmente soddisfacente. La spiegazione biologica deve vedersela con l’assenza di molecole organiche nel suolo marziano mentre la spiegazione chimica non riesce a trovare un buon candidato per quel composto chimico capace di imitare l’attività organica. Esiste qualcosa nel suolo marziano che si comporta come un organismo vivente nelle attività di mangiare e respirare ma che non deposita grandi quantità di composti del carbonio come invece fanno gli organismi viventi terrestri. I ricercatori della missione Viking evitano di dare una risposta diretta all’interrogativo sulla vita. Nell’Ottobre del 1976 il gruppo di ricercatori incaricati degli esperimenti biologici si espresse testualmente nella seguente maniera. "Gli esperimenti descritti sopra provano chiaramente che varie reazioni chimiche hanno avuto luogo. La domanda fondamentale è se tali reazioni possono essere attribuibili ad un sistema biologico. Al momento attuale non siamo in grado di dare una risposta chiara a tale domanda". Il gruppo poi discusse poi le analisi del suolo che non avevano dato traccia di molecole organiche e, riguardo ai risultati del Viking 1, ebbe a notare: "Questi risultati, specialmente se saranno confermati delle analisi predisposte nel secondo luogo di atterraggio (come in effetti è accaduto) tendono a rendere meno probabile la presenza di vita su Marte, almeno nel modo terrestre". Nel dicembre del 1976, il direttore del programma Viking riassunse così la questione: "Non è stata raggiunta nessuna conclusione riguardo all’esistenza di vita su Marte". Ognuno di coloro che ha seguito da vicino l’argomento ha una propria personale interpretazione dei risultati; la mia è che è improbabile che le sonde Viking abbiano trovato vita su Marte; altri sono meno pessimisti di me.

 

 

.