Sin dal tempo dell'episodio dei canali, lidea dell'esistenza
di vita su Marte ha incuriosito la mente umana. La prova prodotta dai moduli di
atterraggio che ci dovesse essere stata più acqua sulla superficie del pianeta nel
passato (per spiegare l'esistenza delle argille) è consistente con lesistenza di
profonde scanalature aventi la forma di enormi letti di fiumi che nel passato dovevano
contenere acqua corrente. La maggior parte della strumentazione a bordo dei moduli Viking
era connessa con uno degli scopi principali della missione, la ricerca dellesistenza
di vita su Marte. Malgrado lostilità dellambiente marziano, diversi
ricercatori credevano, o speravano, che il clima potesse essere stato migliore nel passato
e che quindi la vita avesse potuto evolversi. Ciascuno dei tre esperimenti atti a rilevare
la presenza di vita che si trovavano a bordo dei moduli di atterraggio, consisteva nel
tentativo di osservare dellattività chimica nel suolo marziano che potesse essere
associata con la presenza di organismi viventi. Due degli esperimenti facevano uso di una
tecnica della medicina moderna adatta allo scopo, di contrassegnare dei composti chimici
che sono utilizzati dagli organismi viventi. Alcuni composti del carbonio erano stati
contrassegnati includendo nelle loro molecole una proporzione più alta del normale di
atomi radioattivi di carbonio 14. Il suolo marziano veniva in seguito messo in contatto
con tali composti in una camera incubatrice. Se il suolo avesse reagito con uno qualsiasi
dei composti del carbonio sarebbe diventato radioattivo. Appositi strumenti di misura
della radioattività del suolo avrebbero potuto mostrare leventuale reazione, tipica
degli organismi viventi. Gli esperimenti differivano comunque nei dettagli. Uno di essi,
lesperimento di "assimilazione del carbonio" (detto anche del rilascio per
pirolisi) consisteva nel disporre un campione di suolo in una camera e nellesporlo
alla presenza di molecole di anidride carbonica contrassegnata isotopicamente. Se la vita
fosse stata presente nel suolo marziano, si avrebbe avuto respirazione dellanidride
carbonica che sarebbe stata così assimilata in composti chimico-biologici più complessi.
Dopo un tempo di incubazione ragionevole, la camera veniva evacuata ad il suolo veniva
bruciato per vedere quanta anidride carbonica radioattiva fosse stata alterata
chimicamente dal suolo o dagli organismi li presenti. Un secondo esperimento, detto
lesperimento di "rilascio dei traccianti", consisteva nel fornire al suolo
una miscela di materiali considerati quali probabili sostanza nutritive contenenti
traccianti radioattivi e nel misurare la radioattività dellaria presente sopra il
suolo; se gli organismi viventi avessero "mangiato" parte del cibo contenente
traccianti avrebbero poi espulso dell'anidride carbonica radioattiva, provocando
così un aumento della radioattività dellaria. (La quantità di radioattività
impiegata in questi esperimenti era comunque molto ridotta ed appena sufficiente da poter
permettere agli sperimentatori di misurare se le sostanze nutritive fossero state
assimilate o se laria fosse stata respirata.) Un terzo esperimento, detto dello
"scambio dei gas", consisteva infine nellinumidire il suolo e nel tenere
sotto controllo la composizione chimica dellaria sopra di esso per cercare di
rilevare gli eventuali prodotti secondari delle reazioni chimiche o biologiche aventi
luogo nel suolo. Nelle prime settimane di Agosto del 1976, la comunità scientifica
trasalì alla notizia che il primo modulo di atterraggio Viking aveva rilevato una certa
dose di attività in tutti e tre gli esperimenti biologici. Il suolo marziano aveva in
effetti reagito nella maniera che ci si aspettava; sembrava respirare laria intorno
ad esso e assimilare le sostanze chimiche che gli venivano presentate. I ricercatori del
Viking sterilizzarono allora un campione di suolo riscaldandolo a 170° C per tre ore e
ripeterono lesperimento. Ogni eventuale forma di vita avrebbe dovuta essere uccisa
da un simile trattamento. Nessuno dei tre esperimenti rivelò traccia di attività nel
campione di suolo sterilizzato, sebbene lassimilazione di carbonio sembrasse essere
inibita dalladdizione di acqua. Gli esperimenti biologici del Viking 2 hanno
prodotto risultati simili. I risultati degli esperimenti dei Viking non sono, tuttavia,
del tutto chiari. I ricercatori della missione Viking e la comunità scientifica sarebbero
sicuramente più ottimisti a proposito dellesistenza di vita su Marte, se non fosse
per i risultati di un altro esperimento inteso a misurare labbondanza di molecole
organiche di grandi dimensioni presenti nel suolo marziano. Ogni organismo vivente sulla
Terra è composto di molecole organiche di grandi dimensioni contenenti carbonio. Alla
morte di un tale organismo, tali molecole rimangono nel suolo. Perfino i campioni del
suolo terrestre più sterile, quale quello di fredde e remote vallate antartiche,
contengono molecole organiche di grandi dimensioni nella misura di 10 a 100 parti su un
milione. Il modulo di atterraggio Viking 1 non ha invece trovato nessuna di tali molecole
nel suolo marziano. La presenza di tali molecole avrebbe potuto essere rilevata ad un
livello di una parte su un miliardo in peso del campione del suolo. Le molecole organiche
di grandi dimensioni sono quindi meno abbondanti almeno di un fattore 1000 nel suolo
marziano che in quello terrestre, e persino nel suolo terrestre che è meno indicato per
lo sviluppo della vita. Tutto ciò indica che, se la vita su Marte esiste, devono anche
esistere molti batteri che, in guisa di becchini, siano in grado di distruggere i residui
organici con notevole rapidità. Sebbene gli esperimenti biologici abbiano indicato che il
suolo marziano è in grado di mangiare e respirare alcuni composti del carbonio, quei
composti organici che permetterebbero di associare tali azioni con la presenza di vita
piuttosto che con la chimica del suolo, sono semplicemente assenti. Come si devono allora
interpretare gli esperimenti della missione Viking? Esiste vita su Marte? Al giorno
doggi non è possibile rispondere a tali affascinanti interrogativi. Gli esperimenti
sono continuati fino allesaurimento delle riserve delle sostanze chimiche necessarie
predisposte a bordo delle sonde, cosa che è avvenuta a metà del 1977. Vari chimici hanno
cercato di riprodurre in laboratorio lattività del suolo marziano mostrata dagli
esperimenti biologici per vedere se tali reazioni possono essere state causate da composti
chimici che non sono presenti nel suolo terrestre. Esistono oggi due spiegazioni dei
risultati degli esperimenti biologici, nessuna delle quali è totalmente soddisfacente. La
spiegazione biologica deve vedersela con lassenza di molecole organiche nel suolo
marziano mentre la spiegazione chimica non riesce a trovare un buon candidato per quel
composto chimico capace di imitare lattività organica. Esiste qualcosa nel suolo
marziano che si comporta come un organismo vivente nelle attività di mangiare e respirare
ma che non deposita grandi quantità di composti del carbonio come invece fanno gli
organismi viventi terrestri. I ricercatori della missione Viking evitano di dare una
risposta diretta allinterrogativo sulla vita. NellOttobre del 1976 il gruppo
di ricercatori incaricati degli esperimenti biologici si espresse testualmente nella
seguente maniera. "Gli esperimenti descritti sopra provano chiaramente che varie
reazioni chimiche hanno avuto luogo. La domanda fondamentale è se tali reazioni possono
essere attribuibili ad un sistema biologico. Al momento attuale non siamo in grado di dare
una risposta chiara a tale domanda". Il gruppo poi discusse poi le analisi del suolo
che non avevano dato traccia di molecole organiche e, riguardo ai risultati del Viking 1,
ebbe a notare: "Questi risultati, specialmente se saranno confermati delle analisi
predisposte nel secondo luogo di atterraggio (come in effetti è accaduto) tendono a
rendere meno probabile la presenza di vita su Marte, almeno nel modo terrestre". Nel
dicembre del 1976, il direttore del programma Viking riassunse così la questione:
"Non è stata raggiunta nessuna conclusione riguardo allesistenza di vita su
Marte". Ognuno di coloro che ha seguito da vicino largomento ha una propria
personale interpretazione dei risultati; la mia è che è improbabile che le sonde Viking
abbiano trovato vita su Marte; altri sono meno pessimisti di me.