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La pressione di espansione che si è verificata nell’emisfero vulcanico di Marte ha creato un gran numero di fratture nella crosta del pianeta, in quanto essa ha dovuto stirarsi al fine di espandersi verso l’esterno. Il record delle fratture è detenuto da un esteso complesso di canyon chiamato Valles Marinerismarineris.jpg (119963 byte) e che si estende per un sesto della circonferenza del pianeta con punte di larghezza di 200 km e con una profondità di 6 km. Coloro che abbiano potuto contemplare la maestosa grandiosità del Gran Canyon dovrebbero rimanere impressionati dal confronto seguente: Valles Marineris è 27 volte più lunga, 7 volte più larga e 3 volte più profonda di quella meraviglia del paesaggio dell’Arizzona che è il Gran Canyon. Il Gran Canyon, tuttavia, che è stato tagliato dall’azione dell’acqua corrente, appartiene a un tipo diverso di struttura geologica. Il canyon di Marte è un’enorme frattura della crosta del pianeta che si è prodotta quando la pressione di sollevamento della roccia fusa sottostante la regione Tharsis ha costretto la crosta a frazionarsi in varie parti. fratture simili esistono anche sulla Terra: il Mar Rosso si è formato quando la penisola arabica e l’Africa si sono allontanate l’una dall’altra in conseguenza delle inesorabili forze dovute alla deriva dei continenti. Valles Marineris non è che l’esempio più evidente di un gran numero di fratture presenti sulla superficie di Marte. Sebbene il processo di frattura sia un processo tettonico in quanto dovuto a movimenti del terreno, esso non possiede quella drammaticità globale tipica della tettonica a zolle, che si verifica sulla Terra. L’emisfero vulcanico di Marte somiglia in certo qual modo alla Terra, anche se su Marte il vulcanismo non deve competere con l’altro meccanismo di formazione di montagne e foto12.jpg (5714 byte)di fratture costituito dalla tettonica a zolle. La comprensione della formazione degli scudi vulcanici come quelli delle Isole Hawaii è facilitata dallo studio degli analoghi fenomeni su Marte. Le fratture quali la Valles Marineris si formano in maniera vallemarineris2.jpg (5500 byte)molto diversa dalle corrispondenti fratture terrestri, e, laddove si verifica una differenza, esiste un enorme potenziale per la comprensione dei fenomeni. Un geologo può compiere un "esperimento" paragonando l’evoluzione di simili formazioni geologiche che si verificano sotto condizioni diverse e Marte costituisce un laboratorio ideale per tali studi. Marte, così come lo vediamo oggi, è un pianeta piuttosto inospitale. Le fotografie del Viking hanno confermato i dati precedenti forniti dal Mariner 9 mostrando un terreno proibitivo e delle condizioni climatiche di freddo estremo. Ci possiamo chiedere se Marte sia stato sempre un freddo deserto di rocce nel quale il silenzio è rotto soltanto da venti sottili che ne rivolgono la rosea sabbia. La scoperta forse più significativa della missione Mariner è consistita nell’individuare vari tratti della superficie marziana che suggeriscono la possibilità che il clima di Marte sia stato più temperato nel passato. Il modulo orbitante Viking ha esplorato ulteriormente tali formazioni superficiali mentre l’analisi atmosferica condotta dal modulo di atterraggio ha indicato che il pianeta si potrebbe attualmente trovare in un’era glaciale. I deserti di rocce di Marte sono qua e là tagliati da letti di correnti che un tempo fluirono sulla superficie marziana.

 

 

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